KRUSTY IL CLOWN

Ho sempre avuto la passione del calcio fin da piccolino, avendo la fortuna di essere anche bravo ho giocato in varie squadre di alto livello.

C’era un problema….

Anche se il calcio era la cosa che amavo di più fare, quando scendevo in campo non riuscivo ad essere me stesso al cento per cento.

Non ero sicuro delle mie capacità.

Ogni volta che i miei compagni mi stavano per passare la palla, entravo nel panico poiché non sapevo più che cosa dovessi fare.

Non riuscivo ad esprimere il mio vero valore.

Mi capitava spesso che dopo le partite mio papà mi rimproverasse perché non tiravo quando ero nei pressi della porta avversaria, lui diceva sempre: “Provaci! Non sai mai quello che può succedere, magari una carambola e la palla finisce in rete!”.

Sapete perché non tiravo mai, ma preferivo passarla?

Nella mia testa risuonava sempre la stessa frase “tanto non ce la farai mai a segnare è inutile che tiri”.

Questa mia insicurezza mi ha seguito nel tempo insieme ad un episodio successo pochi anni più tardi.

All’età di 14/15 giocavo in una società calcistica non lontano da dove abito.

A quei tempi portavo i capelli molto scombinati e avendone tanti, sembrava sempre come se avessi messo il dito nella presa poiché sembravano elettrici, sparati da destra a sinistra.

I miei compagni di allora per questo mio aspetto, mi avevano dato il soprannome di “Krusty” (il famoso clown dei Simpson).

Purtroppo è partito tutto con lo scherzare su questo nomignolo, fino a che venivo chiamato così in modo dispregiativo anche per le mie prestazione non bellissime che avevo in campo.

Inizia un calvario per me…

Litigo con tutti, compagni, mister e dirigenti sento che non sono ben voluto, tutto questa situazione causa una delle reazioni più brutte che mi siano capitate nella vita.

In un a partita di campionato contro una squadra avversaria, frustato da tutta la situazione, faccio un brutto fallo ad un altro ragazzo e prendo il cartellino rosso.

Esco dal campo con la testa bassa e arrivo a casa in lacrime, guardai mio papà e gli dissi con le mani in volto che non avrei più voluto giocare a calcio.

Pensate come la mia più grande passione era arrivata ad essere la cosa che odiavo di più fare al mondo.

Non è finita, la mia continua insicurezza era sta alimentata da questi episodi tanto che incominciai a dubitare anche del rapporto che avevo con i miei amici o con i compagni di scuola.

Mi sentivo in un labirinto senza via d’uscita.

Un giorno decisi di prendere in mano la situazione, così ho cambiato squadra…

Le cose iniziano a migliorare, tra me e me pensavo di aver risolto tutti i problemi, invece rimango sempre bloccato al solito punto, sono molto bravo, ma sono frenato da un qualche cosa che da fuori non si vede, mentre dentro di me io la percepisco forte e chiaro… continuo a dubitare di me stesso.

Qui ho capito una delle lezioni più importanti delle mia vita, non era importante in quale squadra giocassi o con chi, ero io che dovevo fare dentro di me quel passo mentale e iniziare a fidarmi dei mie stessi mezzi.

Solo così avrei potuto far vedere a tutti quale fosse il mio vero valore.

Ho lavorato giorno dopo giorno e duramente per migliorarmi sia come calciatore che come persona, quell’anno abbiamo vinto il campionato ovviamente non solo grazie a me, ma merito di tutta la squadra, però sono stato uno dei protagonisti che ha trascinato tutti alla vittoria.

Tutto questo per farti capire che non è importante in che ambiente ti trovi o quali siano le persone che ti circondano, TU sei la tua arma vincente punta sempre sui tuoi mezzi, li possiedi ma il velo trasparente dell’insicurezza te li nasconde, non permettergli di farlo.

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